Il caso mediatico che ha coinvolto il ballerino e coreografo Giovanni Pernice — accusato da alcune colleghe di comportamenti scorretti e intimidatori durante le prove — ha riacceso il dibattito su un tema quanto mai attuale: cosa succede quando sul luogo di lavoro si verificano condotte inappropriate, mobbing o situazioni di conflitto irrisolte? Se in un contesto televisivo internazionale le accuse finiscono sui giornali, nelle PMI italiane questi episodi restano spesso silenziosi, con conseguenze gravi sia per i lavoratori sia per le aziende. Questa guida pratica aiuta HR manager e titolari a riconoscere, prevenire e gestire queste situazioni nel rispetto della normativa vigente.
Cosa si intende per comportamenti scorretti sul lavoro
Prima di parlare di strumenti e obblighi, è fondamentale fare chiarezza sui termini. Non ogni conflitto professionale è mobbing, ma esistono diverse categorie di condotte che il datore di lavoro è tenuto a monitorare e contrastare.
Mobbing: definizione e caratteristiche
Il mobbing è una forma di violenza psicologica sistematica e reiterata sul luogo di lavoro. Non esiste in Italia una legge nazionale specifica che lo definisca in modo unitario, ma la giurisprudenza — a partire dalla Corte di Cassazione — ha elaborato nel tempo criteri precisi:
- Reiterazione nel tempo: non si tratta di un episodio isolato, ma di comportamenti ripetuti.
- Intenzionalità: le azioni mirano a danneggiare, isolare o espellere la vittima.
- Effetti sulla salute: il mobbing produce conseguenze psicofisiche documentabili.
- Contesto lavorativo: avviene tra colleghi (mobbing orizzontale) o tra superiore e subordinato (mobbing verticale o bossing).
Altre condotte scorrette da non sottovalutare
Esistono comportamenti che, pur non configurando mobbing in senso stretto, rappresentano violazioni gravi del clima organizzativo:
- Molestie morali: commenti denigratori, umiliazioni pubbliche, esclusione deliberata.
- Molestie sessuali: avances non gradite, battute a sfondo sessuale, contatti fisici indesiderati.
- Discriminazioni: trattamenti differenziati basati su genere, età, origine, disabilità o orientamento sessuale.
- Abuso di autorità: pressioni eccessive, assegnazione di compiti degradanti o impossibili.
- Ghosting manageriale: isolamento sistematico, mancanza di comunicazione intenzionale.
Il quadro normativo italiano: cosa dice la legge
In Italia la tutela contro i comportamenti scorretti sul lavoro si fonda su un insieme di norme che ogni PMI deve conoscere.
Articolo 2087 del Codice Civile
È la norma cardine: obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori. La Cassazione ha più volte ribadito che questo obbligo è ampio e include la protezione dal mobbing e dalle molestie.
Decreto Legislativo 81/2008 (Testo Unico Sicurezza)
Il D.Lgs. 81/2008 include lo stress lavoro-correlato tra i rischi da valutare nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Le PMI, anche di piccole dimensioni, sono tenute a valutare questo rischio e a predisporre misure preventive.
D.Lgs. 198/2006 – Codice delle Pari Opportunità
Vieta discriminazioni e molestie basate sul genere. Prevede la figura della Consigliera di Parità a livello provinciale e regionale, a cui i lavoratori possono rivolgersi.
Decreto Legislativo 24/2023 – Whistleblowing
Recepisce la direttiva europea e obbliga le aziende con più di 50 dipendenti a istituire canali interni di segnalazione per comportamenti illeciti, incluse condotte scorrette sul lavoro. Le PMI sotto soglia possono adottare questi strumenti su base volontaria — ed è fortemente consigliato.
Box normativo: La mancata adozione di misure preventive contro il mobbing o le molestie può esporre il datore di lavoro a responsabilità civile per risarcimento del danno (danno biologico, morale, esistenziale) e, in alcuni casi, a responsabilità penale per omissione di cautele.
Gli obblighi concreti del datore di lavoro nelle PMI
Conoscere la norma non basta: occorre tradurla in azioni concrete. Ecco cosa deve fare — o dovrebbe fare — ogni datore di lavoro o responsabile HR.
1. Valutare il rischio stress lavoro-correlato
Il DVR deve contenere una sezione dedicata. L'INAIL ha messo a disposizione una metodologia validata per la valutazione preliminare e approfondita. Non si tratta di un adempimento burocratico: è il punto di partenza per identificare criticità organizzative prima che degenerino.
2. Adottare un Codice Etico o di Condotta
Un documento che definisca chiaramente:
- i comportamenti vietati (con esempi concreti);
- le procedure di segnalazione interna;
- le sanzioni disciplinari applicabili;
- le garanzie di riservatezza per chi segnala.
3. Formare i manager e i responsabili di team
I comportamenti scorretti spesso nascono da stili di leadership disfunzionali o da una cultura organizzativa che li tollera implicitamente. La formazione su comunicazione, gestione dei conflitti e leadership è un investimento, non un costo.
4. Istituire un canale di segnalazione
Anche nelle PMI sotto i 50 dipendenti, avere un referente interno (o esterno, come un consulente HR) a cui i lavoratori possano rivolgersi in modo riservato è una misura di buon senso che riduce il rischio di escalation.
5. Gestire tempestivamente le segnalazioni
Quando arriva una segnalazione, il datore di lavoro non può ignorarla. Deve:
- ascoltare la persona che segnala;
- avviare un'indagine interna riservata;
- adottare misure cautelari se necessario (es. spostamento temporaneo);
- applicare eventuali sanzioni disciplinari nel rispetto del contratto collettivo.
Come riconoscere il mobbing: segnali da non ignorare
Nelle PMI, dove i team sono piccoli e le relazioni strette, i segnali di disagio sono spesso visibili — se si sa cosa cercare.
Segnali individuali nel lavoratore
- Aumento delle assenze per malattia, specie brevi e frequenti.
- Calo della produttività e della motivazione.
- Richieste frequenti di cambio turno o mansione.
- Isolamento dai colleghi, silenzio durante le riunioni.
- Segnali fisici: cefalee, disturbi del sonno, ansia.
Segnali organizzativi nel team
- Clima di tensione persistente in un reparto specifico.
- Turnover elevato in una determinata area.
- Conflitti ricorrenti che coinvolgono sempre le stesse persone.
- Lamentele informali che non diventano mai segnalazioni formali (spesso per paura di ritorsioni).
Strumenti HR per prevenire i conflitti nelle PMI
La prevenzione è sempre più efficace — e meno costosa — della gestione dell'emergenza.
Survey sul clima organizzativo
Somministrare periodicamente questionari anonimi sul benessere organizzativo permette di intercettare tensioni latenti prima che esplodano. Esistono strumenti validati (es. il modello INAIL per il benessere organizzativo) adattabili anche alle PMI.
Colloqui di feedback strutturati
I one-to-one regolari tra manager e collaboratori non servono solo a valutare le performance: sono uno spazio sicuro in cui emergono disagio e conflitti. Nelle PMI, dove spesso manca una funzione HR dedicata, questa pratica può fare una differenza enorme.
Policy chiare su orari, turni e carichi di lavoro
Molti conflitti nascono da squilibri percepiti: chi lavora troppo, chi viene favorito nelle ferie, chi riceve sempre i turni peggiori. Avere regole trasparenti e strumenti digitali per gestire presenze, turni e ferie riduce le tensioni alla radice. Una piattaforma come BadgeBox permette di gestire in modo oggettivo e trasparente timbrature, turni e richieste di ferie, eliminando la discrezionalità che spesso alimenta percezioni di ingiustizia.
Mediazione e supporto psicologico
In caso di conflitti già manifesti, la mediazione professionale (condotta da un mediatore esterno o da un consulente HR) è spesso più efficace — e più rapida — di un procedimento disciplinare. Alcune PMI stanno anche introducendo il supporto psicologico come benefit: uno sportello di ascolto esterno, accessibile in modo riservato.
Cosa può fare il lavoratore che subisce comportamenti scorretti
Il lavoratore non è solo: esistono tutele concrete a cui può ricorrere.
Passi da seguire
- Documentare tutto: conservare email, messaggi, note con date e descrizione degli episodi.
- Parlare con un collega di fiducia o con il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS).
- Segnalare internamente: usare il canale di segnalazione aziendale o rivolgersi all'HR.
- Rivolgersi alla Consigliera di Parità (per discriminazioni di genere) o all'Ispettorato del Lavoro.
- Consultare un legale o un sindacato per valutare azioni legali (risarcimento del danno, denuncia penale).
- Rivolgersi al medico: il riconoscimento del danno alla salute è spesso determinante in sede legale.
Il ruolo della tecnologia HR nella prevenzione
La digitalizzazione dei processi HR non è solo una questione di efficienza: è anche uno strumento di trasparenza e prevenzione dei conflitti. Quando le regole su orari, ferie, turni e carichi di lavoro sono gestite da un sistema oggettivo e accessibile a tutti, si riducono le zone grigie in cui nascono favoritismi, percezioni di ingiustizia e tensioni.
BadgeBox, ad esempio, consente alle PMI di gestire in modo centralizzato e trasparente la rilevazione delle presenze, la pianificazione dei turni, le richieste di ferie e le note spese — con accesso in tempo reale sia per i dipendenti sia per i responsabili. Meno discrezionalità significa meno spazio per comportamenti arbitrari e più fiducia nel sistema.
Domande frequenti
Cos'è il mobbing sul lavoro e come si distingue da un semplice conflitto?
Il mobbing è una serie di comportamenti ostili, sistematici e reiterati nel tempo, finalizzati a danneggiare o isolare un lavoratore. Si distingue da un conflitto ordinario per la sua sistematicità, l'intenzionalità e le conseguenze sulla salute psicofisica della vittima. Un episodio isolato, per quanto spiacevole, non configura mobbing.
Le PMI sono obbligate a valutare il rischio di stress lavoro-correlato?
Sì. Il D.Lgs. 81/2008 obbliga tutte le aziende, indipendentemente dalle dimensioni, a inserire la valutazione del rischio stress lavoro-correlato nel DVR. L'INAIL fornisce una metodologia gratuita e validata per condurre questa valutazione.
Cosa rischia un datore di lavoro che ignora una segnalazione di mobbing?
Rischia una responsabilità civile per risarcimento del danno (biologico, morale, esistenziale) ai sensi dell'art. 2087 c.c. In casi gravi, può configurarsi anche una responsabilità penale. Ignorare una segnalazione è sempre la scelta peggiore.
Un lavoratore può essere licenziato per aver segnalato comportamenti scorretti?
No. Il D.Lgs. 24/2023 sul whistleblowing e le norme generali contro le ritorsioni vietano esplicitamente il licenziamento o qualsiasi misura ritorsiva nei confronti di chi effettua una segnalazione in buona fede. Il licenziamento ritorsivo è nullo.
Come può una PMI senza un ufficio HR strutturato gestire questi casi?
Può affidarsi a consulenti HR esterni, avvalersi delle associazioni datoriali di categoria, o nominare un referente interno appositamente formato. L'importante è non lasciare i lavoratori senza un punto di riferimento. Anche strumenti digitali per la gestione trasparente delle risorse umane contribuiscono a creare un ambiente più equo e prevenire tensioni.
Conclusione
Il caso Giovanni Pernice ci ricorda che i comportamenti scorretti sul lavoro non riguardano solo i set televisivi o le grandi corporation: accadono ogni giorno anche nelle PMI italiane, spesso in silenzio. Riconoscere il mobbing, conoscere la normativa, formare i manager e dotarsi di strumenti trasparenti non è solo un obbligo di legge — è una scelta strategica per costruire un ambiente di lavoro sano, produttivo e attrattivo per i talenti.
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